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LA COMUNICAZIONE VISIVA |
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La comunicazione visiva avviene per mezzo di immagini; è un universo comunicativo e culturale dove ognuno possiede una sorta di competenza spontanea nei riguardi delle espressioni visive della propria civiltà, che risultano familiari e per tale motivo sembrano facili da percepire, riconoscere e capire. Nella nostra società, e sopratutto in passato, l'immagine è stata il mezzo principale per dare informazioni o per documentare in modo comprensibile fatti ed eventi.
Nonostante pittori e scultori ci abbiano lasciato una quantità di immagini assai vicine alla visione ottica delle cose, l'uso della comunicazione visiva è tutt'oggi un coefficiente al quale ci appoggiamo pur non conoscendone e non potendone delimitare i parametri costitutivi, poiché essendo completamente interpretabile potremmo fraintenderla e mal giudicarla.
Nella nostra epoca, siamo sottoposti ogni istante ad una frenetica comunicazione visiva vista l'innumerevole quantità di immagini che assorbiamo volenti o nolenti nell'arco delle ventiquattro ore. Anche mentre dormiamo elaboriamo immagini che il nostro cervello ha immagazzinato durante la giornata. 
Dai fumetti alla segnaletica fino alla grafica pubblicitaria: vi è infatti un proliferare di messaggi visivi che attraverso magari pochi tratti o disegni più o meno schematici, ci permettono un'interpretazione ai quali riconosciamo un significato. Può capitare ad esempio di visitare un museo e osservare manifestazioni visive di altre civiltà, che risultandoci incomprensibili paragoniamo a discorsi composti con un linguaggio sconosciuto. Vi sono infatti, opere prodotte da altri popoli di altre culture che, sebbene facciano riferimento al mondo reale, creano difficoltà di riconoscimento o di comprensione perché sono costruite con criteri diversi dai nostri e sono legate ad altre modalità percettive.
Nell'arte contemporanea poi, a volte le immagini non hanno più riferimento al reale e racchiudono i loro significati in composizioni non figurative, in cui solo colori, linee, macchie formano magari il soggetto di un quadro o andamenti e volumi quello di una scultura. Oppure anziché oggetti concreti, certe immagini rappresentano il mondo della fantasia o quello del sogno, ma anche figurazioni di questo tipo non rinunciano ad avere dei significati e una funzione estetica. 
Bisognerebbe dunque sapersi accostare ad ogni immagine senza difficoltà o diffidenza e, soprattutto, senza preconcetti e stereotipati criteri di bello e brutto, cercando di comprendere ciò che una determinata forma esprime e racchiude.
L'immagine non è perciò l'equivalente della realtà, ma è una traduzione visiva e convenzionale di idee, eventi, situazioni, oggetti dell'esperienza o della fantasia. I temi e i modi possono essere dunque i più vari perché nascono da esigenze personali e culturali, da processi percettivi, da visioni del mondo. Comunque, qualunque sia il tipo di raffigurazione e i modi con cui essa è realizzata, ogni immagine è per prima cosa un oggetto percettivo, ossia un insieme di segni visivi, collegati fra loro, che noi riconosciamo e a cui diamo significato attraverso il processo della percezione.
Le soluzioni visive e strutturali con cui un'immagine è costruita sono un riflesso dei concetti di spazio e di tempo dell'autore, della sua civiltà e della sua epoca; sono l'indice dei processi cognitivi e di pensiero, di modalità percettive e della conoscenza, tutti elementi che non riguardano solo chi l'ha creata, ma l'intera civiltà in cui è stata prodotta. Individuare e analizzare le proprietà percettive di un'immagine significa perciò trovare alcuni riferimenti per capire i sistemi con i quali tali categorie sono state pensate e visualizzate all'interno di una situazione comunicativa, storica e culturale.
Come l'immagine non è il “doppio” del reale, così la percezione non è un meccanismo che riproduce esattamente la realtà da cui viene stimolata, ma è un'attività complessa e dinamica di interazione fra l'oggetto visivo e il soggetto che percepisce. Di fronte a qualunque immagine, lo sguardo scorre su di essa e, aggiungendo un elemento a un altro, li organizza in un insieme identificabile.
Nella percezione di un'immagine è già determinante il nostro orientamento nello spazio che ci circoscrive. Noi stessi, con il nostro schema corporeo, siamo inseriti in un sistema spaziale basato sull'asse verticale, corrispondente alla nostra posizione eretta. E per tale motivo una stessa forma viene da noi letta diversamente solo per come essa sia stata posizionata, basta in fatti ruotare un quadrato di quarantacinque gradi per leggere in lui la figura di un rombo: poiché l'orientamento verticale di ciascuna immagine sul foglio è in analogia con quello del nostro corpo nello spazio. Tutto il mondo visivo si basa su coordinate spaziali, quali alto e basso, destra e sinistra e davanti e dietro : schemi che vengono appresi nel corso dello sviluppo e che condizionano il riconoscimento delle immagini. Non è pertanto indifferente trovarsi di fronte o a fianco di un oggetto mentre lo si osserva, in quanto variando il punto di vista si altera la percezione dei rapporti interni dell'oggetto stesso.
Non solo l'orientamento però determina la lettura e la percezione dell'immagine, anche il colore è un elemento di notevole spessore.
Anche una semplice macchia di colore può essere considerata una figura, la cui identità deriva dai seguenti aspetti: tonalità, brillantezza e saturazione. La tonalità è quel carattere che ci permette di classificare un colore, cioè di definirlo quale rosso, verde, giallo o blu. La sua brillantezza dipende dalla luminosità o meno che lo caratterizza, per cui uno stesso colore si può percepire più o meno vivace, in una varietà di gradazioni, dal chiaro allo scuro. La saturazione è riferita invece alla sua purezza, cioè al fatto di essere o non essere mescolato ad altri colori, in particolare al bianco e al nero. La mescolanza con il nero, oltre a togliere purezza, modifica anche la tonalità del colore. Dalle diverse interazioni di tonalità, luminosità e saturazione nascono tutte le sfumature di colore esistenti e dunque il carattere di ciascuno di essi, nell'atto percettivo, però, è quasi impossibile considerare un solo colore, poiché, anche quando si trova isolato, esso si contrappone ad uno sfondo, in rapporto al quale modifica le sue qualità. Premettendo perciò il fatto che se l'immagine sottoposta al nostro esame non occupa completamente tutta l'ampiezza del nostro campo visivo deduciamo che in qualsiasi immagine osservata i colori o il colore che la genera non potrà mai essere unico; e come dice Arnheim, “nessun colore esiste da sé e il carattere di ogni sfumatura cambia in relazione ai colori attigui” (la citazione è tratta dall'introduzione al volume di A. Garau, Le armonie del colore, Feltrinelli, Milano 1984, p.8.).
Altro aspetto della percezione che coinvolge sia i problemi di rappresentazione, sia i processi di riconoscimento e di interpretazione delle immagini riguarda il movimento. Se nelle immagini di cui prima si stava parlando si esprimeva la raffigurazione di una unità di spazio temporale, cioè si percepiva la sensazione di staticità, con il movimento si ha invece un intrinseco ordine lineare di lettura dell'immagine, grazie al quale riusciamo a percepire e collocare l'andamento temporale. Due sono gli elementi primari che caratterizzano il movimento dell'immagine: la direzione e la velocità. La direzione nasce dal rapporto con il campo percettivo e dalla posizione dell'osservatore. La velocità deriva dalla correlazione fra gli spostamenti effettuati e il tempo impiegato. L'interazione fra questi due elementi è presente ogni qualvolta ci attingiamo ad osservare un immmagine dinamica. Non conoscendo i limiti della mente umana, e di conseguenza la possibilità che esistano altri fattori fondamentali che creano scompensi o che giovano nell'interpretazione delle immagini possiamo dire che anche uno starnuto possa compromettere la realtà dell'immagine stessa, o ancora gli odori, i sapori e persino i rumori che mescolati agli stati d'animo di chi si attinge a leggere un'immagine influenzano la stessa o la percezione che essa esprime.
Di conseguenza l'esperienza percettiva delle immagini e delle immagini in movimento ci permettono di mettere in moto in noi solamente la curiosità di intraprendere la lettura della comunicazione visiva, consapevoli del fatto che partendo dai presupposti sopra elencati bisognerà imparare ad osservare in modo oggettivo ciò che il nostro campo visivo interseca ed invia al nostro cervello. |
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spunti tratti da "Immagine percezione culturale" L. Lazotti |
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